TRUFFA ASSICURAZIONI: ARRESTATI VIGILI URBANI

redazione SUD di Catania

Una guardia giurata e un ispettore della polizia municipale arrestati, un altro sottufficiale dei vigili urbani ai domiciliari e due avvocati sospesi dalla professione per due mesi.

È il bilancio di un’operazione della polizia stradale di Catania contro presunte truffe alle assicurazioni con falsi incidenti stradali. Nell’inchiesta della Procura etnea sono indagate, a vario titolo, altre 53 persone per truffa e falsità ideologica.

I rimborsi al centro delle indagini sono 20.

Il vicesindaco Consoli, “un atto dovuto, l’Amministrazione si è caratterizzata per il perseguimento della legalità agendo di conseguenza come nel caso del recente licenziamento in tronco di un dirigente”

Il vicesindaco di Catania Marco Consoli ha reso noto che l’Amministrazione comunale ha provveduto a sospendere dal servizio gli ispettori della Polizia municipale Salvatore Saeli e Attilio Mazzara, colpiti da misura cautelare da parte della Procura della Repubblica di Catania.

“Si tratta – ha spiegato Consoli, che è anche assessore alla Polizia municipale – di un atto dovuto. Questa Amministrazione si è sempre caratterizzata per il perseguimento della legalità agendo di conseguenza come nel caso del recente licenziamento in tronco di un dirigente”.

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Fiumefreddo si dimette: “Contro di me calunnie” Crocetta: “Caro Antonio, ho sofferto con te”

nUOVA SCOSSA ALLA REGIONE

Mercoledì 16 Aprile 2014 – 10:18 di 
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Lettera al governatore Crocetta: “Spregiudicate calunnie nei miei confronti.Non posso accettare l’incarico di assessore perchè gli attacchi finirebbero per colpire il governo. Il presidente: “Grazie, combatteremo insieme la mafia”. L’avvocato catanese lascia il posto a Giusy Furnari Luvarà.

PALERMO – Antonio Fiumefreddo si è dimesso. Dopo il crescendo di polemiche che ha accompagnato la sua nomina ad assessore ai Beni culturali, l’avvocato catanese lascia con una lettera al presidente della Regione, pubblicata anche sul sito Internet a lui vicino. Al posto dovrebbe entrare in giunta Giusy Furnari Luvarà, così come anticipato stamattina da Livesicilia.La lettera di dimissioniFiumefreddo stamattina ha reso nota la sua decisione con una lettera indirizzata a Rosario Crocetta: “La violenza degli attacchi subiti in questi giorni, con il ricorso spregiudicato alla calunnia in un crescendo irrefrenabile di aggressioni, non mi stupisce giacché so bene che combattere Cosa Nostra se mette a repentaglio la nostra vita, insieme e prima di tutto attenta alla nostra reputazione così da confondere ogni cosa; è un metodo vecchio ma sempre in uso – dice Fiumefreddola cui lettera è stata diffusa dallo steso governatore -. Quel tipo di belva, che è il mafioso, inizia con l’adulazione dei suoi nemici ma quando si accorge di non avere presa ed allora passa ad infangare ed isolare, infine, se tutto è vano, uccide. A questa consapevolezza si aggiunge la mia fede, che è il credo in Gesù, figlio di Dio nato dalla Vergine, crocifisso morto e resuscitato, cosicché l’indicibile dolore provocatomi in questi giorni è piccola croce rispetto a quella imposta al Cristo, ma completa, umilmente, quelle sofferenze sante mentre sono già beati quanti sono perseguitati a causa della fede, e quanti perseguono la giustizia”.

“Che tutto ciò, poi, avvenga nella settimana della passione, è un privilegio di cui non sono degno – prosegue Fiumefreddo -. È questo l’approccio che mantengo rispetto alla battaglia in corso, e che mi permette di guardare benignamente ad ogni mio nemico, tenendolo nel mio cuore in una considerazione di grande privilegio, quella dell’amore. La croce però è un regalo che Gesù concesse a Simone di Cirene ed il cirenaico se ne fece carico da solo; non la volle, non la chiese, ma ricevutala non la passò ad altri. Allo stesso modo e per questa ragione, caro presidente, non posso accogliere il tuo invito affettuoso ad accettare il prestigioso incarico di assessore”.

“L’attacco alla mia persona servirebbe in quel caso a colpire il governo, a cogliere ogni occasione per indebolire l’azione di profondo cambiamento da te avviato. Non posso, pertanto, assecondare la tua generosità – continua Fiumefreddo, rivolgendosi a Crocetta – volendo anche restare libero di portare avanti il mio impegno per la giustizia e la legge, senza doverlo contemperare con le esigenze di temperanza che si impongono a chi governa. Credo, anzi, di poterti essere assai più utile continuando a sostenerti come cittadino intransigente, come avvocato orgoglioso di garantire lo stato di diritto a Caino, come docente universitario impegnato a spiegare agli studenti quanto vale il loro impegno, come editore difendendo un’informazione libera ed indipendente che il mio ruolo di governo inevitabilmente potrebbe condizionare”.

“Ti chiedo, quindi, di andare avanti, di non cedere di un passo, di rendere anzi ancor più radicale l’azione del cambiamento, di mantenere il piglio ed i modi della rivoluzione. Per la mia terra e per i miei valori sono pronto a dare la vita, e per farlo sarà più bello non stare comodamente seduto in eccellenti poltrone di governo bensì mantenendomi tra la povera gente, dove risiede il giusto, piccolo tra la folla, dove vigono sentimenti veri, umile tra i piccoli, dove nessuno ti ossequia per accoltellarti. Con te, ringrazio tutti coloro che mi hanno sostenuto e che mi hanno chiesto di non mollare, amici parlamentari, uomini e donne delle istituzioni, semplici cittadini. Ma, io non mollo, bensì agisco da uomo libero”.

La risposta di Crocetta

Il governatore ha risposto alla lettera di dimissioni con una missiva: “Caro Antonio, conoscerti, al di là della querelle giornalistica di questi giorni, mi ha dato la possibilità di confrontarmi con le tue autenticità religiose e culturali. Mi ha dato prontezza del tuo impegno sociale contro ogni forma di criminalità organizzata e, soprattutto, di voler rilanciare una fase più intensa di quell’impegno senza avere le mani legate da lacci burocratici. Ho sofferto insieme a te in questi giorni, con la consapevolezza di vivere il dolore espiatore e catartico della Settimana santa”.

“La sofferenza – aggiunge Crocetta – ci purifica e ci rafforza. Non potrò, per via solamente della tua indisponibilità in questo momento, averti a fianco come assessore. Ti chiedo, però, di essere disponibile a condurre insieme, nel ruolo che concorderemo, la lotta contro il malaffare e le mafie”.

Il “caso Fiumefreddo”

Contro la nomina di Fiumefreddo, in passato vicino a Lombardo, si era espresso il Partito democratico. Il segretario regionale Fausto Raciti aveva espressamente indicato la sua rimozione come una delle condizioni per riaprire il confronto con il governatore, dopo la rottura consumata con la nascita del Crocetta bis. Anche altri esponenti dell’area Cuperlo erano stati critici sulla scelta di inserire in giunta l’avvocato catanese, che era stato “bocciato” anche dal Movimento 5 Stelle.

Fiumefreddo è entrato in giunta in quota Drs. Ma è stato lo stesso leader del movimento politico moderato, Salvatore Cardinale, a spiegare a Livesicilia che la scelta del suo nome era stata operata dallo stesso Crocetta, a cui il gruppo aveva lasciato carta bianca. La scelta aveva creato crepe all’interno degli stessi Drs, con i messinesi amareggiati per l’assenza in giunta di  un assessore della città dello Stretto. Ieri, poi, l’edizione palermitana di Repubblica aveva dato notizia di una fattura pagata dal Teatro Bellini, quando Fiumefreddo ne era sovrintendente (a proposito della sua gestione Crocetta usò parole molto critiche qualche mese fa) a una società collegabile al presunto boss Ercolano, di cui Fiumefreddo è il legale.

Il presidente della Regione, sollecitato dai cronisti, ieri aveva sostanzialmente scaricato Fiumefreddo. La decisione su un suo passo indietro, aveva detto, compete a lui e ai Drs, aveva detto Crocetta, senza affannarsi troppo a difendere la sua nomina ad assessore ai Beni culturali.

Oggi pomeriggio Crocetta presenterà all’Ars la sua nuova giunta. Che prima ancora di nascere, quindi, vede un cambio nella sua compagine. 

Ultima modifica: 16 Aprile ore 11:31

 

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Sud, dimissioni del direttore  Simona Scandura lascia

L’ANNUNCIO

Mercoledì 16 Aprile 2014 – 10:31
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L’annuncio diffuso su facebook ieri sera: “Da questo momento non sono più direttore di Sudpress”.

CATANIA – Lo annuncia su Facebook e la notizia fa il giro della rete. Simona Scandura, alla guida di Sudpress da un anno circa, lascia la direzione del quotidiano online fondato daldimissionario assessore ai Beni Culturali Antonio Fiumefreddo.

E’ mistero sulle ragioni che hanno spinto alle dimissioni di quello che è il sesto direttore della testata catanese. Simona Scandura è anche praticante avvocato dello studio legale di Fiumefreddo.

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Grave incidente sulla statale 194  Due i feriti, blocco di 5 km

ULTIM’ORA

Mercoledì 16 Aprile 2014 – 10:46
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Una delle due persone coinvolte è stata trasportata con l’elisoccorso al Cannizzaro di Catania, dove è stato operato.  (foto di repertorio)

CATANIA – Grave incidente nel catanese. Lo scontro, che sembra sia avvenuto tra tre mezzi pesanti, è stato stamane, lungo la statale statale 194, all’altezza di Vizzini. Pesante il bilancio che conta due feriti: uno è stato trasportato con l’elisoccorso all’ospedale Cannizzaro di Catania, dove è stato operato per una frattura alla gamba. La prognosi è di trenta giorno. L’altro è invece stato trasportato all’ospedale di Caltagirone. Sul posto, oltre la pattuglia della Polizia Stradale locale, che sta effettuando i rilievi per stabilire la dinamica, qanche i Carabinieri e i Vigili urbani di Francofonte. Attualmente la statale è interrotta tra Francofonte e Vizzini,tra il chilometro 34 e il chilometro 39.

In aggiornamento

Ultima modifica: 16 Aprile ore 12:18
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Vittoria dell’opposizione comunale di Bronte, il Sindaco costretto a revocare il decreto sindacale dell’OIV

decreto13

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INCIDENTE SULLA PALERMO-CATANIA

Stamattina una tranquilla gita scolastica si è trasformata in un giorno di paura per una scolaresca di 50 alunni diretta nel capoluogo etneo.

Mentre il mezzo su cui viaggiavano i ragazzi della scuola media Vittorio Emanuele di Palermo percorreva la A19, altezza Scillato, è stato speronato da un camion finendo fuori strada.

Due studenti sono rimasti feriti e sono stati trasportati all’ospedale Cimino di Termini Imerese per accertamenti. Altri dieci ragazzi sono stati curati dai medici del 118 intervenuti sul posto. Notevoli i disagi al traffico, con la formazione di file lunghe anche diversi chilometri.

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Dell’Utri arrestato, l’intercettazione inedita: “Sfruttiamo la onlus di Berlusconi”

Ecco il testo integrale del colloquio tra il gemello dell’ex senatore arrestato a Beirut, Alberto, e l’imprenditore Vincenzo Mancuso. Il piano di fuga in Guinea Bissau con un business finanziato dall’associazione creata dal leader di Fi “per costruire ospedali in Africa”. Il coinvolgimento di Gennaro Mokbel, condannato in primo grado per riciclaggio

Dell’Utri arrestato, l’intercettazione inedita: “Sfruttiamo la onlus di Berlusconi”

Marcello Dell’Utri e Gennaro Mokbel stavano progettando una latitanza dorata insieme traLibano e Nuova Guinea grazie agli appoggi garantiti dai milioni e dal nome di Silvio Berlusconi. Questo dice il gemello Albertodell’Utri nella seconda parte, inedita, dell’intercettazione della conversazione del novembre scorso nel privé del ristorante Assunta Madre, il ristorante di pesce più alla moda della capitale, che vanta tra i suoi frequentatori vip di ogni settore e orientamento da Massimo D’Alema a Beppe Grillo, da Belen a Giorgio Armani, da Stallone a Francesco Totti. Quella sera Alberto Dell’Utri e il suo amico Vincenzo Mancuso, un imprenditore catanese fratello di un parlamentare siciliano finito ai domiciliari nel 2012 per un’altra indagine, scelgono la saletta riservata per parlare del piano di fuga. Peccato che la sala è imbottita di microspie dalla Squadra Mobile di Roma guidata da Renato Cortese che indagava, su delega del procuratore Giuseppe Pignatone, per riciclaggio sul patron del locale: Gianni Micalusi detto Johnny. Alle ore 21,34 dell’8 novembre del 2013 la voce di Johnny resta in sottofondo ed è sopravanzata da Alberto Dell’Utri e Vincenzo Mancuso. I due discutono la strategia migliore che il gemello Marcello dovrà adottare quando rischierà di finire dietro le sbarre. Alberto Dell’Utri racconta che Marcello punta sul Libano (dove Marcello Dell’Utri è stato arrestato ieri per ordine della Corte d’appello di Palermo in vista della sentenza di Cassazione sull’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, ndr) e sui rapporti con un candidato alle prossime elezioni presidenziali. Alberto aggiunge però che l’amico Gennaro Mokbel, la cui famiglia è di origine libanese, suggerisce un’altra strada: la Guinea Bissau.

Ecco il piano che sembra preso da un film: Mokbel condannato in primo grado a 15 anni per riciclaggio e Marcello Dell’Utri, condannato in secondo grado a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa, sarebbero dovuti fuggire insieme in Nuova Guinea. Per aprire la strada degli affari e delle concessioni sulle risorse del Paese africano ai fuggitivi ci voleva però una donazione sostanziosa. Mancuso parla di 5 milioni di euro. E indovinate un po’, almeno nelle parole in libertà dette quel giorno nel ristorante, chi offrirebbe il regalo agli africani sotto forma di fondi a una onlus?Silvio Berlusconi ovviamente. Si potrebbe schermare il tutto attraverso la onlus di Berlusconi che sta costruendo ospedali in Africa. Oppure si potrebbe creare ex novo una bella scuola di calcio. In fondo, secondo i magistrati palermitani, Marcello cominciò a costruire la sua carriera di mediatore tra la mafia e Berlusconi sul campo della Bacigalupo di Palermo con lo stalliere Vittorio Mangano. Perché non concludere la parabola in un campo polveroso dell’Africa centrale? Alberto sogna a occhi aperti: “Deve solo dire a Silvio: ‘vado nella Guinea Bissau’ (…) Marcello dice che è fattibile (…). A Marcello piace. Poi si fa “Beirut-Guinea, Guinea-Beirut, con il passaporto diplomatico ahahah”.

L’INTERCETTAZIONE. Questa è la conversazione registrata dalla Polizia l’8 novembre alle 21. Alberto Dell’Utri (A) e Vincenzo Mancuso (V) entrano nel privé e parlano degli investimenti in Guinea.

A: Allora ha aperto la società… c’è da ottenere le concessioni per lo sfruttamento della miniera e della pesca, risorse ricchissime e non sfruttate… allora di ingraziarsi definitivamente tutta la… il governo… quello che ha chiesto… Gennaro (Mokbel, ndr) dobbiamo fare della beneficenza.
V: In ospedale 5 milioni di beneficenza se li sognano.
A: E sfruttiamo una onlus di Berlusconi che ha in Africa per la costruzione degli ospedali.
V: Che dice Marcello? A: Ci fanno credito a noi tutti perché sanno che siamo vicini a Berlusconi, dobbiamo dimostrare la vicinanza… V: Vabbè quello non credo che sia un problema che Marcello… A: Ecco allora quello gli ha chiesto… i soldi per la costruzione delle opere benefiche… dice, li mando Gennaro.
V: Gli devi dire a Gennaro di stare saggio perché se riusciamo a chiudere con quella testa di cazzo (sta parlando forse di Berlusconi? ndr) lui manco quelli deve tirare fuori, se vuole apparire che è lui a farlo, facciamo fare alla sua società come se facesse una donazione … è inutile che esca fuori i soldi, possono essere utili per altro. A: Lui è disponibile. V: Intanto serve. A: Marcello non deve fare altro che andare da Silvio e dirgli: Silvio io vado nella Guinea Bissau gli spiega tutto, per fare… Fondo una scuola di calcio per i ragazzi “Luigi Berlusconi” (si riferisce alla Fondazione intestata al padre di Silvio, ndr). V: Minchia Berlusconi sarà…
A: Cose che a Marcello piace…
V: (…) Marcello ha detto che è una cosa fattibile per lui.
A: Si dice che quando abbiamo fatto ci danno la concessione di tutto.
V: Ma avete parlato dei passaporti diplomatici?
A: Passaporto diplomatico di tutto anche perché deve consentire lo spostamento: Libano-Guinea; Libano-Guinea e altri Paesi africani eventualmente… intanto hanno preso la concessione dei gratta e vinci (ridono).

Poi entrano nei dettagli tecnici.
V: La Guinea Bissau, lo sai che è uno Stato che concede i passaporti Diplomatici molto facilmente?!
A: È poi sei anche creativo e determinato. Allora, lunedì ci sarà anche questo personaggio che sta a Roma in centro… che qua bisogna accelerare i tempi… che Marcello se poi non ce la fa, rientra…
V: A scusami, non ha pensato Marcello a farsi nominare ambasciatore della Guinea Bissau?
A: Qua c’è tutto un retroscena, che ti dico in quattro parole: questo personaggio che ha sposato la figlia del presidente africano, che ha conosciuto questo… questi qua son rimasti impressionatidalfattocheunitaliano,un bianco che parla la loro lingua e l’hanno invitato ad andare con loro a Bruxelles che c’era una… con tante nazioni… tra cui anche questi della Guinea Bissau e lui li è andato insieme a questi della Guinea Bissau, che lo hanno preso in seria considerazione e gli hanno dato il passaporto diplomatico… gli hanno aperto le porte, a Bruxelles ha preso la parola… davanti a 400 delegati… questo qua e bravissimo e appunto è entrato nelle grazie di questi reggenti della Guinea Bissau… per cui lo hanno invitato ad andare da loro e lui ha scoperto delle ricchezze infinite.
V: No, è un Paese ricchissimo di minerali, oro, platino, diamanti…
A: Questo, lì ha scoperto un mondo incredibile.

da il Fatto Quotidiano del 13 aprile 2014

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Bonaiuti ufficializza l’addio a Berlusconi: “Lascio Forza Italia, resto nel centrodestra”

ei in: Il Fatto Quotidiano > Politica & Palazzo > Bonaiuti uffici…

Nota dell’ex portavoce del leader di Fi ed ex premier: “Decisione difficile, sofferta, anche a lungo rinviata, ma pienamente motivata da divergenze politiche e da incomprensioni personali”

Paolo Bonaiuti

Prima era solo un’indiscrezione poco attendibile. Poi è diventata una voce sempre più insistente. Ora è realtà: Paolo Bonaiuti, il portavoce storico di Silvio Berlusconi, abbandona l’ex Cavaliere. Che oltre al danno deve subire la beffa: il suo ex braccio destro passerà tra le fila del suo ex braccio sinistro, ovvero il Nuovo Centrodestra di quell’Angelino Alfano che per primo lo ha tradito. “Lascio Forza Italia. E’ una decisione difficile, sofferta, anche a lungo rinviata, ma pienamente motivata, già da tempo, da divergenze politiche e da incomprensioni personali che si sono approfondite nell’ultimo anno” ha detto Paolo Bonaiuti all’Ansa. “Incomprensioni personali”, quindi, alla base di un divorzio fino a qualche mese fa difficilmente ipotizzabile. Il futuro dell’ex portavoce di Berlusconi, come detto, è segnato: andrà con Alfano. Non lo dice Bonaiuti, ma lo fa intendere: “Resto nel centrodestra per dare una mano a una ricomposizione a breve di tutte le forze di quest’area in direzione riformista e moderata – ha detto – A Silvio Berlusconi un augurio dal cuore, con la sincerità e con l’affetto dei diciotto anni in cui ho lavorato ogni giorno al suo fianco”. Già domattina, a quanto è dato sapere, ci sarà un colloquio tra l’ex esponente di Forza Italia e il leader di Ncd.

Un tradimento che non è andato giù a Giovanni Toti: “Bonaiuti che se ne va? Questi giorni mi sembra di stare a Scherzi a parte” ha detto il consigliere politico di Berlusconi a Domenica Live, dove l’ex giornalista ha respinto l’accusa di aver ‘rubato il posto’ a Bonaiuti. “Io e Paolo abbiamo avuto per anni un ottimo rapporto e pensavo di averlo ancora – ha spiegato Toti – Io non sono andato a fare il mestiere che faceva lui, faccio tutt’altro. Tutta questa storia ha del surreale e del grottesco fatta da una persona che ha avuto il ruolo, il successo, la visibilità al fianco diBerlusconi“. Parole dure, che sono la rappresentazione plastica delle turbolenze e dei tentennamenti in cui il movimento forzista si sta barcamenando. Difficile dire il contrario. Il partito di Berlusconi, infatti, da un lato cerca di alzare il tiro dello scontro con gli avversari per avere maggiorevisibilità elettorale e contrastare l’attivismo di Renzi e di Grillo. Dall’altro, però, mostra il volto moderato per evitare di dare un vantaggio troppo netto al Ncd di Alfano e, da oggi, Bonaiuti. Tutto questo mentre, sullo sfondo, c’è l’incredibile vicenda di un altro pezzo da novanta di ciò che resta di Forza Italia, quel Marcello Dell’Utri arrestato in Libano dove, è il timore degli inquirenti, avrebbe potuto dare inizio ad una latitanza in caso di condanna. Un momento molto difficile per Forza Italia, alle prese anche con l’avvicinarsi del verdetto del Tribunale di Milano sull’agibilità politica di Berlusconi.

Tornando alle reazioni, quella di Toti non è stata l’unica voce incendiaria all’interno di Forza Italia. “E’ come se il Papa dicesse che non crede più nello Spirito Santo” ha azzardato Gianfranco Rotondi. “Paolo è un pilastro. Se qualche incomprensione c’è stata confido si possa risolvere” aveva detto ieri l’ex ministro Mariastella Gelmini. Il suo tentativo di ricucire, però, non è andato a buon fine. E oggi se ne è avuta la conferma, con un altro componente storico del cerchio magico di B. che lascia l’ex premier. “Ma non è vero che quelli della vecchia guardia stiano abbandonando Berlusconi e lo dimostra il fatto che io appartengo alla vecchia guardia e sono qui” ha assicuratoGiuseppe Moles, che poi ha provato a negare derive oltranziste: “Abbiamo stretto un patto con il Pd sulla legge elettorale, e se i sondaggi oggi ci danno in calo è proprio perché l’assunzione di responsabilità, come è notorio, non paga in termini elettorali almeno nel breve periodo”.

Chi invece non può che ‘godere’ della situazione interna a Forza Italia è il Nuovo Centrodestra, i cui esponenti di spicco amano definirsi “la best company del centrodestra”, mentre Fi ormai sarebbe diventata la “bad company”. Per Fabrizio Cicchitto, ad esempio, il suo vecchio partito “è insieme estremista e subalterno. Vuole costruire in sistema elettorale ultramaggioritario ma vuole uccidere tutti i potenziali alleati, a partire da noi”. Ma un falco, come Renato Brunetta, ha provato a rintuzzare gli attacchi, confermando però il difficile momento contingente: “Berlusconi dà il meglio di se quando è in difficoltà. Adesso siamo in difficoltà e quindi siamo nella situazione migliore”.

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Comuni e bilanci, i mille trucchi per arrivare agli esami della Corte dei Conti

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Un decreto di Monti del 2012 dà la possibilità ai Comuni in dissesto di sottoporre i piani di risanamento ai giudici contabili. Ed è partita la corsa a rendere presentabili i conti. Napoli ci infila la vendita delle Terme di Agnano, che però è in ballo da dieci anni

Comuni e bilanci, i mille trucchi per arrivare agli esami della Corte dei Conti

Ma come si fa a vendere le Terme di Agnano? Sono dieci anni che il Comune di Napoli vuole piazzarle a dei privati e intanto ci ha investito 12 milioni di euro. E vogliamo parlare della dismissione degli alloggi popolari partenopei? Degli introiti eventualmente realizzati, solo il 25% può essere usato per ripianare il deficit del capoluogo campano. Il resto è vincolato ad opere di edilizia popolare. Eppure nel piano di riequilibrio del Comune di Napoli entrambe le proprietà dell’ente sono indicate come  future fonti di incasso per rimettere in sesto i conti.

Ma c’è chi si è spinto oltre scegliendo una soluzione ancora più semplice: indicare nel piano i potenziali incassi dagli immobili in vendita scrivendoli tra i crediti già vantati e ha chiuso cosi il gioco del piano di riequilibrio finanziario. Almeno virtualmente. E’ il caso del comune beneventano diCerreto Sannita, dove i magistrati della Corte dei Conti, incaricati di esprimere un giudizio sui piani di risanamento degli enti in crisi finanziaria, contestano 2,3 milioni di euro di incassi datati 2011 da cessioni del mattone per una “errata appostazione in parte corrente degli introiti delle vendite di beni immobili”. In pratica il Comune ha iscritto in bilancio “residui attivi da alienazione e da concessioni cimiteriali” inesistenti perché non ha realmente venduto né immobili né loculi.

E se in Campania la situazione è drammatica, non si può dire che si tratti di una Regione isolata nel disperato tentativo di far quadrare i conti davanti ai magistrati contabili. In Toscana, ad esempio,Porto Azzurro ha deciso di mettere in vendita la controllata Alarcon srl stimando di poter incassare dalla cessione un centinaio di milioni. Una valorizzazione che, però, non è suffragata da un’analisi di bilancio e che quindi è stata messa in dubbio dalla Corte dei Conti che ne ha bocciato il piano di riequilibrio. Reggio Calabria, invece, ipotizza “ulteriori riduzioni” di spese del personale. “Senza cifre”, come rileva la magistratura contabile nelle motivazioni di rigetto del piano.

E queste sono solo alcune delle astuzie contabili che i Comuni e le Province in difficoltà finanziaria hanno tirato fuori dal cilindro per superare l’esame dei bilanci da parte della magistratura contabile, che attualmente è al lavoro su un centinaio di piani di riequilibrio di amministrazioni locali arrivate ormai alla canna del gas. Dalle pronunce delle sezioni regionali della Corte presieduta da Raffaele Squitieri che sono in corso di pubblicazione da inizio 2014, emerge infatti un quadro delle autonomie locali con bilanci imprecisi, spesso da rifare e amministratori non sempre all’altezza del compito affidatogli dal legislatore. Ci sono contenziosi e debiti fuori bilancio, residui attivi indicati fittiziamente, scarsa chiarezza su controllate e partecipate, sponsorizzazioni con introiti incerti. Insomma, la fantasia degli amministratori locali non ha limite. Con l’aggravante che, in pendenza di giudizio della Corte, i creditori degli enti sono pure costretti a fare buon viso a cattivo gioco, visto che la procedura di riequilibrio blocca gli atti esecutivi, cioè i pignoramenti. E le responsabilità degli amministratori locali non emergono con chiarezza.

Per gli enti in difficoltà, del resto, è difficilissimo riportare i conti in pareggio senza toccare le spese fisse. Il decreto Monti 174/2012, che ha istituito il fondo rotativo, ha tentato di trovare la quadra dando la possibilità ai Comuni e alle Province di strutturare un piano di riequilibrio da sottoporre al vaglio della Corte dei Conti. In caso di bocciatura, Monti aveva previsto la segnalazione al Prefetto e alla Conferenza permanente per il coordinamento degli enti, dando al consiglio 20 giorni di tempo per deliberare il dissesto. La procedura proseguiva poi con la nomina di un commissario chiamato a stilare un piano per rimettere in sesto le finanze pubbliche attraverso aumento della tassazione locale, riduzione all’osso dei servizi, blocco delle assunzioni e taglia della pianta organica nei tetti previsti dalla legge. Ipotesi quest’ultima rimasta solo sulla carta, come dimostra il fatto che un comune come Napoli non solo non ha bloccato le assunzioni, ma ha aumentato il numero dei dirigenti.

L’intero meccanismo messo in piedi da Monti si è però incagliato in corso d’opera con l’intervento dell’esecutivo Renzi che nel Salva-Roma, il decreto per mettere in sicurezza i conti della capitale, ha introdotto anche un più generale salva-comuni: in caso di bocciatura del piano di riequilibrio da parte della Corte, secondo il primo decreto legge dell’era Renzi (il numero 16/2014), non c’è più la segnalazione al Prefetto e l’ente può fare ricorso entro 30 giorni alle sezioni riunite dei magistrati contabili. Non solo: in baso di bocciatura in appello, il Comune può ripresentare entro 120 giorniil bilancio ai magistrati contabili.  A patto però che ci sia un miglioramento nella situazione complessiva. Anche di un solo euro. Ed ecco che il gioco salva-comuni è ripartito. Non a caso nell’audizione dello scorso 21 marzo alla Camera del presidente Squitieri si legge “la formulazione dell’ipotesi normativa, che fa riferimento ad un ‘miglioramento’, andrebbe qualificata in termini più significativi, altrimenti potrebbe ritenersi sussistente anche per modeste variazioni nelle poste contabili”.

La vicenda ha insomma del paradossale anche perché per la prima volta nella storia della Corte dei Conti, i magistrati (poco meno di 400 in tutta Italia) sono chiamati ad un controllo prospettico: finora infatti il loro lavoro si fermava all’analisi del passato, oggi invece devono anche valutare l’efficacia dei piani di riequilibrio pluriennale degli enti, muovendo rilievi sulle azioni pensate dai Comuni per ripianare il deficit.

Non tutti del resto sono fortunati come Firenze o Torino. La città di Renzi e quella del presidente dell’Anci, Piero Fassino, anche consigliere della Cassa Depositi e Prestiti, sono infatti riusciti in extremis a migliorare i conti grazie alle cessioni immobiliari: Firenze ha venduto il teatro comunale per 26 milioni incassati alla fine del 2013, Torino ha ceduto invece un ex complesso scolastico e una vecchia caserma dei vigili del fuoco. E in più la Provincia piemontese ha venduto un complesso immobiliare. A comprare la Cassa Depositi e Prestiti nell’ambito di una maxi-operazione da 725 milioni per l’ acquisto di immobili demaniali e di alcune città concluso alla fine dell’anno scorso.

D’altro canto va detto che gli immobili di pregio di interesse della Cdp (alla ricerca di un rendimento del 7%) sono pochi e quindi è difficile che tanti altri Comuni in difficoltà possano salvarsi cedendo il mattone che hanno in pancia, in un mercato immobiliare in piena crisi con transazioni e prezzi in discesa. L’unica strada percorribile per gli enti in crisi finanziaria, al momento resta quindi quella dei tagli. Ai cittadini prima di tutto e poi forse anche ai dipendenti. E naturalmente c’è l’opzione dell’aumento al massimo consentito delle tasse locali per mantenere in piedi una struttura amministrativa decotta che, troppo spesso, è legata a doppio filo con la politica e le sue pratiche di spartizione di posti di lavoro pubblici.

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ELEZIONI COMUNALI 2014 IN SICILIA

redazione SUD di Catania

Quello del prossimo 25 maggio sara un mini test elettorale con appena 37 comuni che rinnoveranno le loro amministrazioni su un totole di 390.

Un solo capoluogo Caltanissetta, con i suoi 61.711 abitanti, attualmente governata con una lista civica capitanata da Michele Campisi.

Nella provincia nissena si rinnovano anche i comuni di Mazzarino, sindaco uscente centrista Vincenzo D’Asaro e San Cataldo, attualmente commissariato.


In provincia di Catania, 5 i comuni al voto:

  • Aci Castello, 18.122 abitanti, con uscente e ricandidato il sindaco Filippo Dtago, centro destra;
  • Acireale, 51.456 abitanti, uscente Antonino Garozzo, Popolo delle Libertà;
  • Motta Sant’Anastasia, 11.394 abitanti, uscente Angelo Ercole Giuffrida, Popolo delle libertà;
  • Ragalna, 3.676 abitanti, uscente Mario Castro, Popolo delle Libertà;
  • Zafferana Etnea, 9.249 abitanti, uscente Alfio Vincenzo Russo, Lista Civica.

In provincia di Palermo, 6 comuni al voto:

  • Bagheria, 54.257 abitanti, attualmente commissariato;
  • Bompietro, 1.474 abitanti, sindaco uscente Luciano Di Gangi, lista civica;
  • Cinisi, 12.031 abitanti, uscente salvatore Palazzolo, lista civica;
  • Monreale, abitanti 38.018, uscente Filippo Di Matteo, Popolo delle Libertà;
  • Roccamena, 1.562 abitanti, attualmente commissariato;
  • Termini Imerese, 26.201 abitanti, uscente Salvatore Burrafato, Centro Destra.

In provincia di Siracusa, 2 i comuni al voto:

  • Pachino, 22.068 abitanti, sindaco uscente Paolo Bonaiuto del Popolo delle Libertà;
  • Portopalo di Capo Passero, uscente Michele Taccone, lista civica.

In provincia di Trapani, 4 i comuni al voto:

  • Calatafimi-Segesta, 6.938 abitanti, attualmente commissariato;
  • Mazara del Vallo, 49.995 abitanti, sindaco uscente Nicolò Cristaldi per il Popolo delle Libertà;
  • Salaparuta, 1.721 abitanti, uscente Rosario Drago, Centro Destra;
  • Salemi, 10.871 abitanti, commissariato.

In provincia di Enna, si rinnova un solo comune:

  • Aidone, 4.929 abitanti, sindaco uscente Filippo Gangi con una lista civica.

In provincia di Messina, 11 i comuni al voto, tutti attualmente amministrati da liste civiche:

  • Brolo, 5.826 abitani, attualmente commissariato;
  • Condrò, appena 481 abitanti, sindaco uscente Salvatore Antonio Campagna;
  • Forza d’Agrò, 878 abitanti, uscente Fabio Pasquale Cateno Di Cera;
  • Leni, 702 abitanti, uscente Riccardo Gullo;
  • Mandanici, 629 abitanti, uscente Armando Capro;
  • Mistretta, 5.014 abitanti, uscente Iano Antoci;
  • Oliveri, 2.157 abitanti, uscente Michele Pino;
  • Rometta, 6.541 abitanti, uscente Roberto Abbadessa;
  • San Salvatore di Fitalia, 1.378 abitanti, uscente Giuseppe Pizzolante;
  • Spadafora, 5.091 abitanti, uscente Giuseppe Pappalardo;
  • Tortorici, 6.732 abitanti, uscente nervo Carmelo Rizzo.
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