Catturato Gianfranco Conti Taguali

Mafia: arrestato un latitante a Catania, era tra i 100 più pericolosi

24 marzo 2012 -  Finisce in manette un latitante che ora deve scontare l’ergastolo per associazione mafiosa e omicidio. I carabinieri del Reparto operativo di Catania, a conclusione di un’intensa e prolungata attività di indagine, hanno catturato Gianfranco Conti Taguali, 38 anni, di Maniace, ritenuto elemento di spicco per l’area di Bronte della cosca mafiosa “Ercolano-Santapaola”.

Il pregiudicato, inserito nell’elenco dei “latitanti pericolosi” ed irreperibile dal gennaio del 2010, deve scontare la pena dell’ergastolo in quanto ritenuto colpevole di associazione mafiosa e omicidio. Nella circostanza, e’ stato catturato anche un messinese che ne favoriva la latitanza. (italpress)

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Arrestato Gianfranco Conti Taguali: era tra i 100 latitanti più pericolosi

Arrestato Gianfranco Conti Taguali: era tra i 100 latitanti più pericolosi

I carabinieri del Reparto Operativo di Catania, a conclusione di un’intensa e prolungata attività info-investigativa, hanno arrestato Gianfranco Conti Taguali, 38enne di Maniace, considerato elemento di spicco per l’area di Bronte dell’organizzazione mafiosa Ercolano-Santapaola

di Redazione 24/03/2012
I carabinieri del Reparto Operativo di Catania, a conclusione di un’intensa e prolungata attività info-investigativa, hanno arrestato Gianfranco Conti Taguali, 38enne di Maniace, considerato elemento di spicco per l’area di Bronte dell’organizzazione mafiosa Ercolano-Santapaola. Conti era inserito nell’elenco dei latitanti pericolosi ed era irreperibile dal gennaio del 2010. Deve scontare la pena dell’ergastolo in quanto ritenuto colpevole di associazione mafiosa e omicidio. Oltre al 38enne è stato catturato anche un messinese che ne favoriva la latitanza.La sua latitanza era cominciata allorquando la Corte di Appello di Catania si pronunciava in secondo grado in merito all’omicidio di Sanfilippo Pulici Bruno, avvenuto in contrada Vallonazzo di Cesarò (ME) il 3 giugno del 2002. Il fatto di sangue scaturì allorquando il Sanfilippo, accusato in ambienti mafiosi di aver perpetrato un abigeato, al fine di allontanare da sé i sospetti, incolpò del fatto GP., di Cesarò, il quale, insieme al Conti, organizzò l’omicidio del Sanfilippo che con premeditazione venne assassinato con numerosi colpi di fucile caricato a pallettoni.Per tale fatto e per altri, le indagini condotte all’epoca dai Carabinieri di Randazzo portarono alla luce l’operatività di un’associazione mafiosa dotata di elevata capacità di fuoco, attiva nei Comuni di Maniace, Bronte, Cesarò, San Teodoro e zone limitrofe, finalizzata alla commissione, mediante la forza di intimidazione del vincolo associativo, di una serie indeterminata di delitti contro la persona ed il patrimonio (omicidi volontari, tentati omicidi, estorsioni, lesioni, minacce, danneggiamenti, incendi, furti, ricettazioni, detenzioni di armi ed esplosivi, commercio di stupefacenti) ed all’acquisizione in modo diretto o indiretto della gestione e del controllo di attività economiche. L’attività d’indagine si concluse con l’esecuzione dell’operazione denominata TUNNEL, nell’ambito della quale il 10 febbraio 2004, furono arrestati 23 soggetti tutti di Bronte, Maniace e Cesarò.Per l’omicidio Sanfilippo, fu condannato all’ergastolo in primo grado solo G.P., mentre Conti a sette anni solo per associazione mafiosa.A seguito del ricorso presentato dalla Procura di Catania, la Corte d’Appello, nell’udienza che si tenne l’11 gennaio del 2010, modificò la sentenza di primo grado condannando all’ergastolo Conti, sia per l’omicidio, sia per la predetta associazione, con le aggravanti di essersi avvalsi del metodo mafioso nell’uso delle armi. Conti quel giorno stesso, si allontanò facendo perdere le proprie tracce.

Solo ieri, si è conclusa la latitanza di Conti Taguali Gianfranco a seguito di un’incessante attività di ricerca da parte dei Carabinieri del Comando Provinciale di Catania. Il cerchio intorno al catturando si è andato stringendo via via sempre più, soprattutto dopo che lo stesso, nel gennaio del 2012, è stato inserito nell’elenco dei Latitanti pericolosi, ove sono inclusi, a livello nazionale, i soggetti ritenuti di estrema pericolosità, appartenenti alla criminalità organizzata o responsabili di gravi fatti di sangue. Le ricerche, coordinate dalla Dottoressa Carolina Tafuri, Presidente della I Sezione della Corte d’Assise d’Appello di Catania, si sono estese in varie località delle province di Siracusa e Messina, ove il latitante negli ultimi mesi si è frequentemente mosso grazie ad una fitta rete di fiancheggiatori che gli hanno garantito la disponibilità di rifugi in zone impervie e difficilmente raggiungibili o controllabili da vicino. Negli ultimi tempi, infatti, le indagini avevano consentito di verificare la presenza del ricercato in diverse masserie ove lo stesso si fermava per trascorrere anche una sola notte, verosimilmente in ragione dell’aumentata pressione degli investigatori che ormai erano sulle sue tracce. In più di un’occasione, infatti, nell’ultima settimana della sua latitanza, il Conti era stato intravisto dai militari dell’Arma che non avendo la certezza sull’identità della persona si erano limitati ad osservare le sue mosse con difficoltà, in quanto lo stesso non si ripresentava mai nei luoghi ove era stato avvistato.

ra il dispositivo per la cattura era pronto ad intervenire e quando una delle pattuglie ha dato il via all’operazione dopo averlo incrociato sulla statale 417, le maglie si sono strette intorno al latitante che non ha avuto scampo. Sorpreso dell’intervento tempestivo dei Carabinieri, disarmato e stupito di essere bloccato da militari che gli erano parsi dei “pastori”, si è solo lasciato sfuggire che stava andando a pernottare in una masseria, situata lungo una stradina che si inerpicava per la montagna

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L’OPERAZIONE DEI CARABINIERI

Preso ergastolano boss Conti Taguali:
era tra i cento latitanti più pericolosi

L’uomo, originario di Maniace, è un elemento di spicco dell’organizzazione mafiosa Ercolano-Santapaola

CATANIA – I carabinieri del reparto operativo di Catania, a conclusione di un’intensa e prolungata attività investigativa, hanno arrestato il latitante Gianfranco Conti Taguali, di 38 anni. L’uomo, originario di Maniace, è un elemento di spicco dell’organizzazione mafiosa Ercolano-Santapaola, nell’area di Bronte. Il ricercato, inserito nell’elenco dei 100 Latitanti pericolosi d’Italia, ed irreperibile dal gennaio del 2010, deve scontare una condanna all’ergastolo per associazione mafiosa e omicidio. Durante l’operazione i militari dell’Arma hanno arrestato anche un messinese, fiancheggiatore del ricercato, per favoreggiamento.******************************************************************
Arrestato dai carabinieri l’ergastolano latitante Gianfranco Conti Tagualli, 37 anni, ritenuto dagli investigatori elemento di spicco del clan mafioso Ercolano-Santapaola, nell’area di Bronte. Era inserito nell elenco dei 100 latitanti pericolosi d’Italia ed era ricercato dal 14 gennaio del 2010.
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Arrestato il mafioso Gianfranco TagualiArrestato il mafioso Gianfranco Taguali

Roma, 24-03-2012

I carabinieri del Reparto Operativo di Catania, a conclusione di un’intensa e prolungata attività info-investigativa, hanno arrestato Gianfranco Conti Taguali, 38enne di Maniace, considerato elemento di spicco per l’area di Bronte dell’organizzazione mafiosa Ercolano-Santapaola. Conti era inserito nell’elenco dei latitanti pericolosi ed era irreperibile dal gennaio del 2010. Deve scontare la pena dell’ergastolo in quanto ritenuto colpevole di associazione mafiosa e omicidio. Oltre al 38enne è stato catturato anche un messinese che ne favoriva la latitanza.

Conti Taguali, che era ricercato da 14 mesi, è stato bloccato mentre con un cappellino in testa e un maglione rosso usciva dall’abitazione di un suo fiancheggiatore per salire su un auto per trasferirsi in un altro covo, una masseria di campagna, a Caltagirone.
Ai carabinieri che lo hanno fermato, ha detto: “State sbagliando non sono quello che cercate”. Poi, messo alle strette, ha ammeso la sua vera identità, e ha chiesto: “Come avete fatto a prendermi?”.

Gianfranco Conti Taguali, tra i pochi boss catanesi di spicco ancora liberi, il pomeriggio dell’11 gennaio era fuggito dal palazzo di giustizia mentre la Corte d’assise d’appello di Catania pronunciava la sentenza di condanna all’ergastolo per lui e per suo cugino, arrestato qualche mese fa. I due sono accusati dell’omicidio di Bruno Sanfilippo Pulici, ucciso il 3 giugno del 2002 in contrada “Vallonazzo” a Cesarò (Messina).

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Omicidio nel Messinese, tre ergastoli

11 gennaio 2010 18:22
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www.siciliainformazioni.com

La prima Corte d’assise d’appello di Catania, presieduta da Giulia Caruso, accogliendo la richiesta del pm Fabio Scavone, ha condannato all’ergastolo per associazione mafiosa e omicidio tre presunti appartenenti alla cosa Montagno Bozzone. Sono Giuseppe Pruiti, che ha visto confermata la condanna in primo grado, e i cugini Gianfranco e Marco Conti Taguali, che erano stati invece assolti dall’accusa di omicidio ma condannati per l’associazione mafiosa. Il delitto trattato dal processo è quello di un allevatore di Maniace, Bruno Sanfilippo Pulici, 30 anni, che morì il 4 giugno del 2002 nell’ospedale Cannizzaro di Catania dove era stata ricoverato dopo essere stato ferito il giorno primo con colpi di fucile caricato a pallettoni in un podere di contrada Vellamazzo, nel comune nebroideo di Cesarò, nel Messinese. Secondo la ricostruzione dell’accusa, Sanfilippo Pulici sarebbe stato eliminato nell’ambito di contrasti sorti tra allevatori della zona. Le indagini confluirono nell’inchiesta antimafia Tunnel che il 10 febbraio del 2004 portò all’esecuzione di venti fermi da parte dei carabinieri dei comandi provinciali di Catania e Messina.

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MANIACE: Uccisero per uno «sgarro» alla cosca Tre ergastoli per l’omicidio Pulici
Inserito il 12 gennaio 2010 alle 18:30:00 da bronte1183. IT – Bronte 118

Tre ergastoli per tre presunti esponenti della così detta “Mafia dei Nebrodi”, ritenuti responsabili dell’omicidio di Bruno Sanfilippo Pulici, avvenuto nel giugno del 2002 nelle campagne di Cesarò. La prima Corte d’assise d’appello di Catania, presieduta da Giulia Caruso, accogliendo la richiesta del pm Fabio Scavone, ha condannato all’ergastolo per associazione mafiosa e omicidio Giuseppe Pruiti, 40 anni di Cesarò, che ha visto confermata la condanna in primo grado, e i cugini Gianfranco e Marco Conti Taguali, rispettivamente di 35 e 55 anni entrambi di Maniace, che erano stati invece assolti dall’accusa di omicidio, ma condannati a 7 anni di reclusione per associazione mafiosa

I tre erano finiti in manette nell’ambito delle operazioni antimafia del 9 e 10 febbraio 2004 denominate “Nitor” e “Tunnel” eseguite dai carabinieri delle Compagnie di S. Stefano Camastra e Randazzo. Erano considerati appunto gli esecutori materiali dell’omicidio di Bruno Pulici Sanfilippo che nella propria campagna in contrada Vallonazzo, a Cesarò, fu raggiunto da diversi colpi d’arma da fuoco. Il giovane, nonostante le ferite riportate, riuscì a fuggire e raggiungere casa dove il padre lo soccorse portandolo in ospedale. Morì all’ospedale Cannizzaro di Catania dopo qualche giorno rivelando, prima di spirare, i nomi dei killer. Per gli inquirenti Bruno Sanfilippo Sanfilippo pagò a caro prezzo uno sgarro fatto alla cosca di Cesarò e Maniace. Lo stesso, considerato un “cane sciolto”, infatti, avrebbe addossato a qualche componente della cosca la responsabilità di alcuni danneggiamenti ed estorsioni.
R. P.

FONTE LA SICILIA 12-01-2010

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Raddoppia il numero dei latitanti sui Nebrodi e che potrebbero nascondersi, secondo gli investigatori, nel “loro” territorio, sui monti a cavallo delle province di Messina e Catania. Se da mesi, infatti, carabinieri e polizia danno la caccia ai fratelli Calogero e Vincenzino Mignacca, tra i 40 più pericolosi latitanti, adesso si aggiungono due nuovi esponenti della malavita nebroidea sfuggiti alla cattura. Sono i cugini Marco e Gianfranco Conti Taguali, originari di Tortorici ma residenti a Maniace, entrambi condannati all’ergastolo l’11 gennaio scorso dalla corte d’Assise d’Appello di Catania.

[segue nel "Leggi tutto..."]

Sono ritenuti i responsabili, insieme a Giuseppe Pruiti, dell’omicidio di un allevatore di Maniace,Bruno Sanfilippo Pulici, che morì il 4 giugno del 2002 nell’ospedale Cannizzaro di Catania dove era stata ricoverato dopo essere stato ferito il giorno primo con colpi di fucile caricato a pallettoni in un podere di contrada Vellamazzo, nel comune di Cesarò. Secondo la ricostruzione dell’accusa, Sanfilippo Pulici sarebbe stato eliminato nell’ambito di contrasti sorti tra allevatori della zona.Le indagini confluirono nell’inchiesta antimafia Tunnel-Nitor che il 10 febbraio del 2004 portò all’esecuzione di venti fermi da parte dei carabinieri dei Comandi provinciali di Catania e Messina. Una operazione dei carabinieri delle Compagnie di S. Stefano Camastra e Randazzo che portò all’esecuzione del fermo di venti persone, tra cui un presunto boss. I fermati facevano parte delle famiglie rivali dei Santapaola e dei Mazzei ed erano ritenuti responsabili della gestione del racket delle estorsioni e del traffico di droga a Maniace e Bronte, nel versante catanese e a Cesarò e S. Teodoro.

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MANIACE: ERGASTOLANO LATITANTE PRESO IN UNA GALLERIA DELLA CT-SR
Inserito il 30 gennaio 2011 alle 16:37:00 da bronte1185. IT – Bronte 118Vagava a piedi, come fosse in stato confusionale, nella corsia di sorpasso dell’autostrada Catania Siracusa. L’uomo è entrato addirittura all’interno della galleria San Fratello, rischiando di farsi investire. Un automobilista ha chiamato la Polizia Stradale che in un battibaleno è arrivata sul posto e ha bloccato l’incauto pedone. Mai gli agenti avrebbero immaginato di trovarsi di fronte uno dei più pericolosi latitanti della mafia dei Nebrodi. E’ durata un anno e 18 giorni la latitanza di Marco Conti Taguali, 37 anni, di Maniace, condannato l’11 gennaio scorso all’ergastolo dalla Corte d’assise d’appello perché responsabile, assieme ad altri due complici dell’omicidio di Bruno Sanfilippo Pulici, avvenuto nel giugno del 2002 nelle campagne di Cesarò. L’uomo, alla presenza dei poliziotti della Stradale, ha prima tentato di fermare qualche auto per scappare e poi ha fornito false generalità. Ormai però il suo destino era segnato, dopo i primi accertamenti i poliziotti hanno capito chi avevano davanti. Marco Conti Taguali è considerato un elemento di spicco della malavita che opera fra Cesarò, Maniace, Bronte e territori limitrofi.

SEGUE NEI DETTAGLI

Fu arrestato all’interno dell’operazione “Tunnel” ed era sorvegliato speciale, con obbligo della firma presso la caserma dei carabinieri a Maniace. Ma dalla vigilia del giorno del processo, nessuno ha avuto più notizie. Ad essere accusati dell’omicidio Pulici erano stati in tre, ovvero Giuseppe Pruiti, 41 anni di Cesarò, già condannato in primo grado ed attualmente in carcere, e i cugini Gianfranco (57anni) e Marco Conti Taguali, che invece in primo grado erano stati assolti dall’accusa di omicidio, ma condannati a 7 anni di reclusione solo per associazione mafiosa. La prima Corte d’assise d’appello di Catania, invece, presieduta da Giulia Caruso, accogliendo la richiesta del pm Fabio Scalone, ha invece ribaltato la sentenza, condannando all’ergastolo anche i due cugini che, per evitare il carcere si sono dati alla latitanza. Per Marco però adesso si sono aperte le porte del carcere. I poliziotti della Stradale dopo aver avvertito il magistrato Giancarlo Longo, lo hanno accompagnato nel carcere di Siracusa. L’agguato a Bruno Pulici Sanfilippo avvenne in campagna a Cesarò. Morì all’ospedale Cannizzaro dopo qualche giorno rivelando, prima di spirare, i nomi dei killer.

R.P. Fonte “La Sicilia” del 30-01-2011   

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