IL PENTITO PAOLO MIRABILE: “C’ERA UN VUOTO A MONTE PO’, IO PROPOSI DI RIEMPIRLO”

INVIATO DA REDAZIONE IL GIO, 11/04/2013 – 17:43
Alessandra Litrico

Un interrogatorio durato quasi sei ore quello effettuato nei confronti del collaboratore di giustizia Paolo Mirabile , fratello di Giuseppe ,  a sua volta già collaborante ed ex boss etneo. Trattasi dell’ulteriore appuntamento del Processo “Iblis” , avente ad oggetto i presunti  rapporti di vario tipo tra mafia, imprenditoria e mondo politico, nel corso del quale il Mirabile -  ritenuto una figura essenziale per cogliere le dinamiche di Cosa Nostra catanese- ha risposto alle domande del Pubblico Ministero Agata Santonocito e successivamente a quelle della difesa, nel corso del controesame.

 

Mirabile illustra dieci anni di affari e rapporti,  in particolare soffermandosi sul ruolo del fratello Giuseppe in relazione a Cosa Nostra, a cui era associato dal 2001: «Aveva preso il ruolo di responsabile» – specifica il pentito- ruolo mantenuto fino al 2003, anno dell’arresto nell’ambito dell’operazione “Cassiopea”.   Dalla deposizione emerge quello che sarebbe stato l’effettivo rilievo della sua figura all’interno dell’organizzazione, esercitando attività sia a Catania, sia in provincia che nel Calatino.

 

Quanto a Paolo Mirabile, è Francesco La Rocca a cedergli il testimone, in precedenza tenuto a ricevere i proventi delle attività illecite. «Dopo il 2001, lei aveva un ruolo?» chiede il pm Santonocito al Mirabile, il quale dichiara: «Io ero una mappa di quello che avevano fatto e di quello che dovevano fare, per gli altri associati non dovevo comparire». Nel 2004 la restrizione in carcere, a causa dell’attentato –  poi mai realizzato per l’intervento delle forze dell’ordine – nei confronti di Raimondo Maugeri,  legato agli Ercolano.

 

La permanenza in carcere di Paolo Mirabile si protrae fino al 17 Febbraio 2009, dopodiché in seguito a tale data e all’arresto di Santo La Causa,  il fratello Giuseppe lo avrebbe indirizzato al Villaggio Sant’Agata per parlare con Angelo Mirabile (responsabile del “gruppo” del quartiere). Il Mirabile prosegue nella sua ricostruzione dei fatti : siamo nel 2009 e «C’era un vuoto nel quartiere di Monte Po’ , cosi io proposi di riempire quel vuoto», racconta. Il pentito diventa a questo punto la guida del gruppo di Monte Po’, ne era in sostanza l’effettivo responsabile, aveva infatti “la carta”, ossia l’indicazione di tutte le estorsioni volte ad arricchire i Santapaola.

 

E’ riconducibile al Dicembre 2009, poco prima di Natale, l’incontro con Pasquale Oliva (oggi detenuto in 41 bis per associazione mafiosa), allora responsabile degli affari nel Calatino :«Oliva Spartiva le eventuali estorsioni, la mia funzione era che avevo un ‘canale’ con Catania». Il ruolo di Mirabile sarebbe stato quindi fondamentale, responsabile in una zona – quella di Monte Po’- definibile territorialmente come una sorta di ponte di collegamento tra Catania e Misterbianco, zona pregna di attività illecite, estorsioni e traffico di droga.

 

Il ruolo di Pasquale Oliva, invece,  sarebbe consistito nel ricevere tutti i soldi derivanti dalle estorsioni  e distribuirne il 50% a Catania ed il restante 50% tra Palagonia, Caltagirone e Ramacca. Dal Maggio 2010 al Febbraio 2011 Mirabile è nuovamente ristretto in carcere per via dell’organizzazione di una estorsione ad un’azienda catanese, dopodiché ad essere arrestati furono Pasquale Oliva, Alfonso Fiammetta, Massimo Oliva ed altri esponenti ruotanti attorno a Pasquale.

 

Momento cruciale, per il collaboratore di giustizia : «Tutte le persone che parlavano con Pasquale Oliva adesso dovevano parlare con me», dichiara. Paolo Mirabile aveva quindi definitivamente assunto il ruolo il responsabile, cosi come stabilito da Benedetto Cocimano nel corso dell’incontro tenuto a San Cristoforo con i responsabili degli altri paesi. Il pubblico ministero, a questo punto, focalizza l’attenzione sul biennio 2011-2012, anni in cui le cose – stando alle dichiarazioni del pentito- avrebbero assunto una piega diversa: «Dopo la mia scarcerazione ho trovato ostilità nei miei confronti – dichiara- mi dissero che non facevo più parte della famiglia Santapaola».

 

Mirabile, a quel punto, prova a trovare un punto di contatto con Vincenzo Santapaola per comprendere come stessero realmente le cose ma , tramite il cugino Baldanza, Santapaola fa sapere di non voler intervenire in alcun modo e di non volerlo aiutare per risolvere il problema.  Nel corso dell’esame sono emersi anche i rapporti con Franco Pesce, imprenditore imputato nel processo che sarebbe stato molto vicino ad Enzo Aiello. «Franco Pesce gestiva attività di Sigonella e mi disse che a Catania all’epoca arrivavano 40 milioni di estorsione al mese » , dichiara il pentito.  In primo piano anche il centro commerciale “La Tenutella” , in riferimento al quale Mirabile avrebbe assistito alle prime discussioni,  datate 2001, che avrebbero contemplato anche Francesco Marsiglione (boss della famiglia Ercolano), interessato all’appalto.

 

E’ proprio il riferimento al centro commerciale che fa emergere il nome di Giovanni Cristaudo (ex deputato regionale, assolto nel rito abbreviato per insufficienza di prove). Lo zio di Mirabile avrebbe pressato perché si organizzasse addirittura una cena elettorale in onore del Cristaudo.

 

Il riferimento di Mirabile al mondo politico si riduce a questa famosa cena per l’ex deputato, mentre la fase finale dell’udienza odierna  è stata caratterizzata dalle domande conclusive di alcuni avvocati difensori , in attuazione del controesame. Per la prossima settimana è prevista l’audizione di alcuni testi, in attesa dell’interrogatorio all’ex boss etneo Giuseppe Mirabile, che si terrà i primi di Maggio.

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